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Giacomo Bulgarelli, l'ultima grande bandiera - video




Video su Giacomo Bulgarelli tratto dalla "Domenica Sportiva".



Bologna - Inter 3-2 del 4-12-1966. Giacomo Bulgarelli è grande protagonista, prima con il cross per il gol-icona in tuffo di Ezio Pascutti, poi segna una grande rete su assist di Romano Fogli. Immagini tratte da Inter Channel.

Giacomo Bulgarelli – L'ultima grande bandiera


Giacomo Bulgarelli nel 1964.
Giacomo Bulgarelli nel 1964.
"Al Bologna ho dato il cuore e l'intera carriera. Anche i ginocchi, malandati negli ultimi tempi, nel tentativo di raggiungere, a trentacinque anni, il record di presenze con la maglia rossoblù. E il Bologna mi ha dato i momenti piu belli, la parte più importante della mia vita. Sono nato lì, nel mio Bologna, a 13 anni, e per ventidue campionati sono rimasto, nonostante le offerte e le tentazioni. Come quando Fulvio Bernardini non mi faceva giocare e io mi arrabbiai talmente da prendere in considerazione l’offerta di Nereo Rocco che mi voleva al Padova. Poi per fortuna rimasi, anche perché scoprii che quello di Bernardini era soltanto un modo per mettere alla prova il mio carattere, per conoscermi e capire chi ero e che cosa potevo fare. È stato uno dei miei maestri uno dei più importanti nella mia carriera. L’altro è stato Edmondo Fabbri, un uomo unico ma troppo moderno per il calcio di quegli anni: il suo gioco e il suo carattere non erano in sintonia con il resto del mondo calcistico. In più, era troppo emotivo e sono state queste le cose che non gli hanno permesso di emergere come avrebbe meritato. Sono anche stato fortunato, nella mia vita di calciatore. Il Bologna di quegli anni era fortissimo. Momenti importanti, emozionanti, che rimangono nei ricordi perché hanno qualche cosa di incredibile: la spareggio scudetto a Roma nel 1964, le due Coppe Italia del 1970 e del 1974, anni che non si sono più ripetuti, che restano un ricordo entusiasmante per me che li ho vissuti da protagonista. Avrei voluto rimanere, anche se non ho mai pensato a una carriera di allenatore: con il mio carattere impulsivo non sarei proprio adatto! Avrei preferito aver a che fare con le scartoffie, vedere quel mondo da un’altra prospettiva ma oggi rimango comunque legato a quella squadra, alla scelta di non cambiare mai. Da tifoso, come da giocatore: quando mi richiese il Milan — e in ballo c'erano un bel po' di soldi per la squadra e per me — ci pensai soltanto un attimo, poi consigliai Fogli. Io rimasi e non mi sono mai pentito di questa decisione. Il calcio è rimasto nella mia vita, lo racconto in televisione, mi piace viverlo in modo calmo, razionale, ragionando seriamente sulle cose che succedono. Certo il calcio dei miei tempi era un’altra cosa. Esordii nel 1958 e, quell’anno, ero anche impegnato nella maturità classica: mio padre mi disse che andava bene il calcio ma che se non riuscivo a inserirmi subito nella squadra, a giocare con continuità, sarebbe stato meglio che abbandonassi tutto, che mi dedicassi seriamente agli studi, perché quella era la cosa davvero importante. Erano anni in cui ho giocato con Sergio Campana, quello che gli studi li ha proseguiti e che adesso è presidente dell'Associazione Italiana Calciatori. In Nazionale ho avuto meno fortuna, mi sono infortunato nei momenti più delicati ma il mio amore per la maglia azzurra è stato enorme e tutte le volte che l’ho indossata mi sono sentito orgoglioso di essere stato scelto, di rappresentare l’Italia nel mondo. A questa Bologna, nella quale ho vissuto momenti unici, ai tifosi, a tutti i palloni che volano e rotolano all’ombra delle torri".

Giacomo Bulgarelli

Giacomo Bulgarelli
Giacomo Bulgarelli
Giacomo Bulgarelli nacque a Portonovo di Medicina, in provincia di Bologna, il 24-10-1940. Entrò a far parte della famiglia rossoblù quando aveva appena 13 anni, su segnalazione del campione ungherese all'epoca in forza al Bologna Istvan "Stefano" Mike e di Gyula Lelovich, il grande allenatore magiaro della prima Coppa Europa del Bologna, nel 1932. Esordì in prima squadra il 19 aprile 1959 in Bologna - L.R.Vicenza 1-0, gol di Marino Perani. Dopo un inizio da mezza punta con senso del gol, divenne un centrocampista classico, con grande duttilità tattica. Vero uomo-squadra, con un gioco intelligente e dinamico dava ordine nel centrocampo. Fu un giocatore di classe autentica, una delle migliori mezzali "vere" che il calcio italiano abbia mai avuto in assoluto, Giacomo Bulgarelli non ha mai voluto "tradire" la sua città, i suoi affetti, quei colori che l'hanno fasciato fin da ragazzino e che lui ha costantemente onorato con un impegno e una dedizione ammirevoli. Eppure non gli mancarono le opportunità, molti club avrebbero voluto averlo; ma lui preferì inseguire col "suo" Bologna certi traguardi prestigiosi, riuscendovi però una sola volta. "Ecco, quello di aver vinto un solo scudetto può essere il mio rammarico principale -- ammetteva Bulgarelli --, ma forse il prezzo per certi traguardi sarebbe stato troppo alto sul piano della tranquillità, della mia dimensione di vita, delle mie soddisfazioni più intime. Dispiace semmai di non aver vinto di più con quel magnifico Bologna che Dall'Ara e Bernardini avevano costruito. Avremmo potuto dar vita ad un esaltante ciclo, ma già sollevammo un tal putiferio con quello scudetto che non potevano consentirci di continuare...". Sempre pungente, sottilmente polemico, Bulgarelli mostrò fin da ragazzino una spiccata personalità, oltre a doti tecniche non comuni. L'una e le altre gli consentirono di divenire ben presto il tipico uomo-squadra, la guida insostituibile di un Bologna che nel bene e nel male si attaccava a lui con estrema fiducia. E per un certo periodo anche la Nazionale lo elesse a fulcro, dimenticandosene poi forse nel suo momento migliore, quando alla freschezza di gioco aveva saputo unire un'intelligenza tattica di prim'ordine. Fu il solo infatti (oltre a Fabbri...) a pagare duramente la famosa Corea, messo da parte a 27 anni, quando ancora avrebbe potuto dare tanto a quella maglia azzurra che ha indossato appena (per uno come lui!) 29 volte. E allora lui si è sbizzarrito con quella rossoblù vestendola in partite ufficiali per ben 486 volte risultando ovviamente il "fedelissimo" per eccellenza. Fu un puro prodotto di casa, l'ultimo grande calciatore di razza uscito dalla città di Bologna, la quale per 16 lunghi anni si è identificata in lui.
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Da "Angeli e Diavoli rossoblù". Il Bologna nei racconti dei suoi Campioni
Di Fabrizio Calzia e Francesco Caremani